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Marco Epicochi

Piazza Duomo,18 Lecce - Lecce
Nella bottega di Marco Epicochi, versatile artista e insegnante, rivive la tradizione della cartapesta, che a Lecce ha origini antiche. Attraverso la sua abilità e la cura dei dettagli realizza splendide statue di varie dimensioni dallo stile unico e con una forte espressività. Epicochi reinterpreta e fa propria la tradizione dando vita a opere apprezzate sia in Italia che all'estero, come la maestosa statua di Santa Caterina d'Alessandria a Betlemme. Photo credit: Dario Garofalo – www.italia-sumisura.it  ...

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Campane Marinelli

Agnone - Isernia
La Pontificia Fonderia Marinelli, situata ad Agnone in provincia di Isernia, è la più antica fonderia italiana e fra le più antiche del mondo, specializzata nella costruzione di campane. È l’unica sopravvissuta tra le dinastie dei numerosi fonditori di campane di Agnone e da otto secoli si tramanda ininterrottamente, di padre in figlio, quest’arte antica. Nel 1924 Papa Pio XI concede alla famiglia Marinelli il privilegio di effigiarsi dello Stemma Pontificio. Nel 1999 nasce il Museo storico della Campana “Giovanni Paolo II” attiguo alla Fonderia che conserva esemplari storici di campane come quella gotica che la tradizione vuole sia stata fusa 1000 anni fa, ad Agnone. Il Museo conserva inoltre studi, manoscritti, antichi documenti e testi rari come l’edizione olandese, del 1664, del “de tintinnabulis”, opera definita la “bibbia” dell’arte campanaria. L’esperienza, la competenza e l’altissima specializzazione che contraddistingue i Marinelli li ha resi i maggiori esperti non solo per quanto riguarda l’arte campanaria e, più in generale, fusoria ma anche per quel che concerne l’architettura del campanile. Non sono infrequenti i rapporti di collaborazione con architetti e progettisti di fama internazionale che richiedono loro sopralluoghi e consulenze prima di definire il disegno di un nuovo campanile o il recupero di uno antico.

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Pino Signoretto

Fondamenta Serenella, 3 - Murano Venezia - Venezia
Signoretto è uno dei più grandi maestri del vetro contemporaneo, celebre in Italia e all’estero, dove svolge da sempre un’intensa attività espositiva e didattica. Negli anni '60 inizia a lavorare con alcuni dei più grandi maestri muranesi del vetro, da Alfredo Barbini a Livio Seguso, Ermanno Nason, Angelo Seguso, diventando a sua volta maestro vetraio. Nel 1978 apre il suo atelier a Murano e inizia a collaborare con grandi aziende del vetro e del design, realizzando importanti monumenti e trofei su commissione di istituzioni culturali di prestigio. Innumerevoli le esposizioni collettive e personali nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo e le intense collaborazioni con grandi artisti e progettisti contemporanei: da Jeff Koons a Marc Quinn, da Martin Bradley a Sandro Chia, Licata, Dal Pezzo, Vitali, Pomodoro e molti altri. Da decenni compie dimostrazioni e insegna in moltissime scuole prestigiose in tutta Europa, negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone, dalla Pilchuck School of Glass Seattle alla Toyama School, dalla Aomori Otaru al Rochester Institute of Technology e all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Memorabile la sua visita in Giappone nel 1989, quando effettuò una dimostrazione al cospetto della Famiglia Imperiale. La sua attività continua oggi in modo molto intenso ed è considerato uno dei nomi più importanti nel panorama internazionale del vetro d’artista.

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Cusenza Marmi

Via Sicilia, 137 Valderice - Trapani
Gaspare Cusenza inizia la sua attività nel 1970 aprendo un'azienda artigiana per la lavorazione artistica del marmo a Valderice, vicino a Trapani, che da diversi secoli vede nell'estrazione e nella lavorazione del marmo una delle principali risorse economiche della zona. Nel 1990, dopo 20 anni di esperienza nel settore decide di dare una svolta all'attività e inizia a collaborare con il Maestro Umberto Craparotta, autentico artista nella lavorazione del marmo e custode delle antiche manualità dei cosiddetti “scalpellini trapanesi”, ormai dimenticate dai marmisti. Si specializza poi nella realizzazione di cosiddette “copie d'antico” cioè opere eseguite secondo lo stile del Seicento, Settecento e Ottocento. Da questo interesse nasce la ricerca e la riscoperta di antiche tecniche e di antichi materiali caduti in disuso: riscopre il diaspro e il giallo antico di Sicilia, la pietra “incarnata”; rivisita e rielabora il barocco siciliano specie nell'utilizzo dell'intarsio policromo all'interno delle chiese. Da alcuni anni si impegna nell'assunzione di giovani apprendisti con l'intento di trasmettere tecniche e segreti della lavorazione del marmo, convinto che la differenza stia proprio nel valore umano in grado di sfruttare nuove tecnologie per perfezionare la propria sapienza artigianale, con gusto attuale, mantenendo la centralità della mano dell'uomo.

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Stefano Puzzo

Via Caianello, 1 Milano - Milano
La famiglia Puzzo lavora nel settore della ceramica da più di 50 anni. Ogni pezzo è modellato, cotto, rifinito e colorato a mano. Producono diversi tipi di ceramiche a stampo, pezzi unici, stampi in gesso, lavori al tornio e sculture in argilla. Il loro laboratorio si trova nella zona di Dergano a Milano. Qui artisti e designer vengono a realizzare le loro opere, affidandosi alle loro mani e alla loro esperienza, ma ci sono anche creazioni originali, come le famose “pedine da calcio”, create dal figlio Stefano, ormai apprezzate anche all’estero. Ogni giocatore è un pezzo unico, creato e rifinito ad hoc in base all’estro e alla fantasia dell’artista.

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Milano su misura

Già nel 1750 il nome di Buccellati indicava una bottega orafa a due passi dal Duomo: oggi, il raffinato negozio di via Montenapoleone, aperto nel 1919 da Mario Buccellati, è portato avanti dal figlio Gianmaria e dal nipote Andrea, e rappresenta la continuità di un’arte orafa  che alterna magistralmente gesti e minuscoli strumenti di antica tradizione a moderne tecnologie. Fondata nel 1876, la gioielleria Villa ha aperto in via Manzoni nel 1930 e da allora affascina i milanesi e non solo con le sue creazioni eleganti e preziose, come i gemelli di ogni foggia, le spille e gli anelli in micromosaico, le parure di fili d’oro abilmente intrecciati come un tessuto. Nata nel 1920, l’argenteria Ganci è una delle più antiche fabbriche della città, dove la famiglia Morandino tiene viva con passione la tradizione di un grande savoir-faire artigianale, dalla tiratura a martello alla cesellatura all’incisione, realizzando oggetti anche su disegno e al campione. Roberto Miracoli, con il figlio Renato, continua dopo oltre un secolo la gloriosa tradizione familiare iniziata dal nonno Romeo nel 1912 e l’atelier è celebre soprattutto per i bellissimi animali in argento smaltato, realizzati con grande abilità e minuzia. Storia di successo tutto al femminile quella di Raffaella Curiel, iniziata a fine ’800 e proseguita di successo in successo dalla vulcanica Lella, oggi con la figlia Gigliola in atelier: grande passione per il mestiere e formidabile tecnica artigiana nelle creazioni di haute couture e prêt-à-porter di questo «salotto di charme». Erede di una tradizione trasmessa di generazione in generazione da metà ’800, Carlo Andreacchio crea splendidi abiti da uomo nella storica Sartoria A. Caraceni; oggi ad affiancarlo con passione nella realizzazione dei 400 splendidi capi prodotti annualmente c’è il figlio Massimiliano, quinta generazione di maestri sartori. Carlo, Mara e Lorena Traviganti, dell’atelier Silver Tre, hanno appreso la difficile arte della tornitura in lastra dal padre Riccardo e realizzano spettacolari oggetti in argento, ottone, rame, acciaio; tra questi le uova di Fabergé alte due metri, o la carrozza a grandezza naturale trainata da un cavallo meccanico... La Fornace Curti è forse la più antica bottega artigiana di Milano, tanto che già nel ’400 realizzava vasi e capitelli in terracotta per la capitale viscontea; oggi alla guida del grande laboratorio c’è sempre un Curti, Alberto, con la moglie Daria, e la produzione di statue, vasi, formelle, cornici, è stupefacente.  ...

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Anche l’artigiano deve parlare con le mani

Una volta avvenne che Annibale Carracci, mentre il fratello Agostino era impegnato in una dotta dissertazione sul Laocoonte e sulle virtù mirabili dell’arte degli antichi, si mise a disegnare su un muro il famoso gruppo scultoreo. Interrogato sul perché di questo suo gesto egli rispose: «Noi altri dipintori habbiamo da parlare con le mani». L’aneddoto è celebre e quanto mai pertinente per ragionare, oggi, su quanto l’artifex bonus, l’artefice che sa attraverso il proprio stesso fare, sia figura radicatissima nella nostra tradizione artistica, e a un tempo quanto possa essere nuovamente attuale. Parlare con le mani è quanto fanno non solo i «dipintori», ma tutti coloro che le tecniche delle arti rendono partecipi, in gradazione d’importanza e responsabilità, ma in pari necessità, del processo fervido e a tratti sapienziale del fare. Era così nella bottega rinascimentale nella quale, contrariamente all’opinione corrente, non si producevano solo capolavori, ma in unico processo le opere di gran committenza e quelle che oggi chiameremmo arti applicate: presso Bernardo di Stefano Rosselli, tra fine ’400 e inizio ’500, per esempio, a fianco di pale d’altare e tavole dipinte sappiamo che si fabbricavano anche pitture su carta e pergamena, ceri ornati, gessi colorati, stemmi, decorazioni per travi, cornici, letti, mobili, gabbie per pappagalli, tessuti dipinti, insegne di botteghe e alberghi, specchi, targhe, panieri. Giovanni Paolo Lomazzo, pittore e teorico, nel tardo ’500 parla degli artefici, di «alcuni moderni eccellenti nelle arti loro» che sono, oltre a pittori, scultori, architetti, «matematici, intagliatori di stampa e di arte così in legno come in rame e ferro, orefici, cuniatori di medaglie, tornitori d’ovati, statuari, machinatori, ricamatori e ricamatrici, plastificatori, miniatori, maestri di lima, inventori del dar il lustro al ferro, intagliatori di basso rilievo nel ferro, periti nell’arte della gemina, intagliatori ne’ camei e nel cristallo, orologieri, scalpellini, inventori di organi idraulici, prospettivi, amolatori di piastre, gittatori, stuccatori e arazzieri». Erano questi uomini d’arte, tutti coloro che condividevano un sapere, un saper fare, un gusto. Quando i lavori condotti «industriosamente dalla dotta mano», così il Vasari, dei grandi artisti saranno valutati diversamente dalle prove degli altri uomini d’arte, accadrà non solo che, come lamenta nel ’700 Jean-Baptiste abbé du Bos, «il desiderio di essere reputato un genio universale degrada molti artigiani», ma anche che si perda di vista il fatto naturale che il carisma dell’artista sia solo un’eccellenza intellettuale rispetto alla solida, conosciuta, condivisa, sapienza comune; che l’ingenium non possa non rilevare laddove non sia ars. L’Italia è il luogo per eccellenza in cui non solo ciò è stato, ma ancora è, in ragione della continuità senza soluzioni e della solidità dell’area creativa e fabrile circostante l’arte «pura» che, secondo le parole dello storico dell’economia Enrico Stumpo, «ha permesso probabilmente di integrare l’economia manifatturiera di centri famosi come Firenze, Venezia, Genova, Roma o Milano, con una produzione diversificata di oggetti non solo artistici ma sicuramente di lusso, armi, gioielli, argenterie, libri, strumenti musicali, addobbi, mobili, ceramiche e maioliche, quadri, statue, stucchi, monete, medaglie, stampe, incisioni, specchi, lampadari». È un ambito che dal ’400 si inoltra pienamente nel ’900 e giunge ai giorni nostri, a una «economia dello sfarzo» e a un lusso dell’intelligenza che chiamiamo design e alta moda, e in generale made in Italy; un sapere che, attraverso fortune, non promette d’essere tanto modernamente antico, quanto anticamente moderno. Nel ’700 Mary Wortley Montagu scriveva: «Più percorro l’Italia e più mi convinco che gli Italiani sono dotati in tutto e per tutto – mi si passi l’espressione – di uno stile che li distingue in maniera quasi determinante dagli altri popoli europei. Non saprei dire da dove abbiano saputo trarlo, se dal genio naturale o dall’imitazione degli antichi, o per semplice ereditarietà. Che esso esista è fuori di dubbio».  ...

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Gipsoteca Fumagalli e Dossi

Viale Montello 4 Milano - Milano
La gipsoteca Fumagalli & Dossi ha una storia antica e illustre. Nel 1927, alla chiusura della famosa gipsoteca Vallardi, due formatori milanesi, Gariboldi e Bertolazzi, già dipendenti della ditta, acquisiscono parte della vasta collezione di calchi, costituendo così una propria gipsoteca. Da allora la bottega di viale Montello 4 a Milano ha attraversato il secolo, passando dai due fondatori ai rispettivi figli e quindi agli allievi di questi cresciuti in bottega, Agostino Fumagalli e Mario Dossi. I due soci vengono successivamente affiancati da Roberto Fumagalli. Oggi Fumagalli & Dossi fornisce calchi in gesso per le scuole a indirizzo artistico su tutto il territorio nazionale e nei suoi laboratori di Milano e Mezzago si eseguono, oltre alla modellatura e alla formatura, anche la finitura dei calchi, i calchi sul vero e il restauro. Il laboratorio è specializzato inoltre nella relizzazione di fregi ed elementi decorativi. Photo credit: Dario Garofalo

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Fornace Curti

Via Tobagi 8 Milano - Milano
La tradizione della Fornace Curti risale al 1400 con la creazione delle formelle e dei mattoni sagomati dal Solari e dal Guiniforte per il cantiere dell'Ospedale Maggiore Ca' Granda di Milano. Da allora la sede della Fornace è cambiata quattro volte ma mantiene intatta l'antica maestria nella lavorazione del cotto. Grazie ai tour guidati, disponibili su prenotazione, è possibile fare un viaggio tra anfore e reperti antichi, visitare i laboratori e vedere le fasi di lavorazione del cotto. Photo credit: Dario Garofalo

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Fonderia Battaglia

Via Stilicone 10 Milano - Milano
Fonderia Battaglia nasce a Milano nel 1913, dietro al Cimitero Monumentale, incaricandosi di portare avanti una tradizione millenaria. La tecnica della fusione in bronzo a cera persa si mantiene in vita ancora oggi con lo stesso entusiasmo, disciplina e cura di sempre, rinnovandosi ogni giorno grazie alla collaborazione con artisti provenienti da tutto il mondo, affamati della precisione e atmosfera che ritrovano nelle mani esperte degli artigiani. Photo credit: Emanuele Zamponi

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La Stele

Viale Certosa 91 Milano - Milano
La Stele è una delle ultime botteghe lombarde che da più di 100 anni produce e restaura arte sacra e statue per il presepe di tradizione lombarda e napoletana. Si distingue per l'utilizzo di materiali, colori e tecniche tradizionali. Il laboratorio é specializzato nella riproduzione di figure e personaggi per presepi ed è impegnato nella salvaguardia artistica di questo straordinario patrimonio culturale. Realizza crocifissi, angeli, articoli sacri, statue e bassorlievi, decori natalizi. E' tra i pochi laboratori in Italia specializzati nella lavorazione della creta vestita, della cartapesta e del legno. Esegue restauri e lavori su commissione. Photo credit: Emanuele Zamponi  ...

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