La bottega Scarpelli realizza opere dagli stupefacenti effetti pittorici perpetuando l’affascinante arte del commesso fiorentino
Mariagabriella Rinaldi
La tradizione splendida del mosaico in pietre dure ha origine nel Rinascimento italiano e trova oggi nella bottega Le Pietre nell’Arte della famiglia Scarpelli a Firenze, nel cuore della città, la sua naturale prosecuzione, nel segno dell’assoluta e riconosciuta eccellenza. Questo particolare mosaico, che consente effetti pittorici e decorativi stupefacenti, è definito «commesso fiorentino»: dal latino committere, che significa mettere insieme, unire.
Nasce nella seconda metà del ’400, ma diviene un’arte grazie all’illuminata politica di mecenatismo della famiglia de’ Medici, prima con il granduca Francesco I e poi con Ferdinando I, fondatore nel 1588 del glorioso Opificio delle pietre dure. I Medici formarono in particolare nelle manifatture fiorentine le maestranze specializzate necessarie a realizzare la magnifica cappella dei Principi in San Lorenzo, capolavoro di questa tecnica. Con l’intarsio delle pietre dure semipreziose furono realizzate opere di straordinario valore, dai mobili agli oggetti d’arredo, fino a magnifiche copie di quadri figurativi, che resero i maestri fiorentini celebri nel mondo per invenzione e tecnica, fino al tramonto della dinastia medicea e lorenese, alla fine del XIX secolo.
L’antica e ardua lavorazione del commesso è la stessa che perpetuano ancora oggi i maestri artigiani Renzo e Leonardo Scarpelli, padre e figlio: padroneggiando con ineguagliabile abilità tutte le fasi di questa tecnica preziosa, dalla scelta delle pietre alla macchiatura al taglio, dalla levigatura alla lucidatura, realizzano stupefacenti «pitture di pietra» sfruttando tutte le sfumature e varietà di colore delle pietre naturali. I loro quadri raggiungono una carica espressiva e una delicatezza pittorica che non smette di suscitare meraviglia, perché non ti aspetti tanta bellezza realizzata in un materiale duro e difficile come la pietra... I paesaggi toscani, Firenze e l’Arno, bambini e animali che giocano, scene campestri, marine, nature morte, fiori, gioielli, oggetti e miniature, riproduzioni di quadri famosi... ci emozionano per la loro poesia e perfetta esecuzione. La tecnica è estremamente difficile e infatti i maestri in attività oggi si contano sulle dita di una mano, e con fatica. Come ha dichiarato Renzo, fondatore dell’ormai celebre bottega fiorentina di via Ricasoli, a pochi passi dal Duomo, dall’Accademia di Belle Arti e dall’Opificio, meta di appassionati e turisti da tutto il mondo, il mosaicista deve essere «un po’ artista e un po’ artigiano». Ma aggiunge che «se non ha pazienza, tecnica e talento, è inutile provare: quelle qualità nessuno gliele può dare».
Dipinti di pietra
Per essere maestri del commesso a questi livelli è necessario che l’artigiano assommi in sé ruoli diversi, che richiedono tutti grande talento e saper fare: quello del pittore che crea i bozzetti, quello del «cercatore di pietre», che sceglie le tonalità cromatiche giuste, quello del tagliatore e del lucidatore. Per un risultato finale che parla al cuore. Dal 1970 circa la figura del cercatore di pietre, fondamentale in questo iter creativo, è pressoché scomparsa a causa della forte contrazione della richiesta da parte del mercato. Ma per il mosaicista è vitale poter scegliere in un ricco e ampio campionario di tonalità e venature: per questo Renzo e il figlio Leonardo, che da oltre dieci anni affianca il padre dimostrando grandissimo talento, cercano e raccolgono personalmente le pietre, ripercorrendo le strade dei cercatori medicei. Molte si trovano sulle colline fiorentine: è il caso del calcedonio e dell’onice, ma anche della meno nota paesina, del gabbro dell’Impruneta, della lilla e dell’alberese del Chianti, del colombino e verde d’Arno, nei colori tipici della terra toscana, ricca di pietre dure bellissime. A queste si aggiungono, provenienti dall’estero, lapislazzuli, malachite, turchese, giada, che forniscono al mosaicista cromatismi accesi, intensi e preziosi.
Il primo disegno preparatorio viene realizzato su carta trasparente e poi trasferito su carta 100% cotone nella quale si ritaglia e si scontorna con l’arnesino, un bisturi dalla punta a sezione romboidale che gli Scarpelli hanno perfezionato nel tempo e che costruiscono da sé, come fanno con l’archetto che servirà per il taglio. I ritagli si applicano quindi sulle variegate sfumature della pietra, che prima viene «affettata» con un disco diamantato in lastre da 2,3 millimetri. I tasselli che vanno a comporre il mosaico sono tagliati con un archetto di legno di castagno, ciliegio o nocciolo a filo di ferro: scorrendo con polvere abrasiva e acqua questo strumento, suggestivo da vedere in azione, permette un taglio precisissimo che nei bordi inferiori forma gli interstizi indispensabili per accogliere il collante di pece greca e cera d’api, che legherà il commesso al sottostante piano di ardesia. L’ultima fase prevede i ritocchi con la limetta diamantata sulle giunture, il montaggio dei pezzi, l’incollaggio e la lucidatura finale.
Dipinti di pietra
Renzo Scarpelli, classe 1947, comincia a lavorare a soli 13 anni nel laboratorio Fiaschi in via Guicciardini, il più antico di Firenze, «rubando con gli occhi» l’arte del suo maestro. Dopo anni di apprendistato, duro lavoro e tantissimo studio apre il suo primo laboratorio nel 1972 e nel 2008 inaugura la bottega di via Ricasoli: al suo fianco da sempre la moglie Gabriella, esperta nell’arte della gioielleria, il figlio Leonardo, erede eccellente che ha raccolto degnamente il prezioso testimone, e la figlia Catia che segue la parte commerciale e i rapporti con la clientela. Leonardo Scarpelli, nato nel 1974, familiarizza sin da piccolo con il mestiere del padre, segue gli studi di mosaico e decorazione pittorica presso l’Istituto d’arte di Firenze e consegue il diploma di maestro d’arte. Considerato un valente mosaicista, fra i migliori di ultima generazione, racconta che 500 anni di storia non hanno modificato la realtà del loro mestiere d’arte: ancora oggi è impossibile dire quanti giorni si impiegheranno per la realizzazione di un’opera.
Essere artigiani per Leonardo è cercare di avvicinarsi sempre di più all’arte nell’esecuzione di un pezzo: la sua sensibilità più contemporanea lo porta a prediligere soggetti e temi ispirati ai grandi maestri dell’arte moderna. Varcare la soglia della bottega Scarpelli significa immergersi in un mondo magico e inconsueto: uno spazio bellissimo di oltre 200 mq a metà strada tra la galleria d’arte e la bottega artigiana, dove colonne, vecchi mattoni e la pietra di una stalla duecentesca sono stati sapientemente restaurati. Qui gli Scarpelli hanno realizzato insieme il sogno comune di dare vita a un luogo sempre aperto agli appassionati e ai semplici curiosi, dove esporre e raccontare le opere, mostrando dal vivo le varie fasi della creazione ai grandi banchi di lavoro, ingombri di utensili e pietre dai mille colori.
Non esiste guida su Firenze che non parli degli Scarpelli; hanno esposto in Giappone, Cina, a Parigi, a Mosca, hanno vinto i premi più prestigiosi e vantano una clientela internazionale. Una clientela a volte anche decisamente stravagante, come racconta Leonardo: appassionati collezionisti che hanno voluto paesaggi fantastici di propria invenzione, ritratti dei loro animali, sino ad arrivare a una delle ultime e più importanti commissioni. Quella di un facoltoso cliente texano cultore di storia americana, che ha richiesto agli Scarpelli la riproduzione del grande dipinto Washington crossing the Delaware di Emanuel Leutze: un’opera affascinante ma di difficilissima e lunghissima esecuzione. Per Renzo e Leonardo è una vera sfida realizzare in pietra quest’opera che è un simbolo per la storia degli Stati Uniti: un quadro molto complesso e articolato, caratterizzato da una luce quasi magica, con una miriade di particolari che hanno reso necessario uno studio accuratissimo. Padre e figlio, fianco a fianco, hanno lavorato per mesi. Basti dire che Renzo ha impiegato un’intera notte per rendere la bandiera così naturale e che i due maestri sono stati per mesi circondati da un pubblico entusiasta e incredulo nel veder prendere forma la pittura di pietra sotto le loro mani.
La bravura di questi artisti non può non renderci orgogliosi di un fare italiano che ci riporta agli splendori del passato, che vive e riecheggia fra queste mura.

Dipinti di pietra

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