Il mestiere d’arte ha oggi un significato completamente nuovo: è una forma di espressione artistica che si materializza negli oggetti di uso Quotidiano.
Giampiero Maracchi

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La premessa per parlare di artigianato consiste nella consapevolezza che questo settore, anche semanticamente, non ha lo stesso significato che aveva qualche decina di anni fa. I francesi più correttamente hanno adottato in luogo di «artisanat» il termine «métier d’art». Infatti, mentre l’artigianato del passato era rappresentato da una continuità con la realizzazione di beni di consumo prodotti dal singolo artigiano indipendentemente dalla qualità, dalla materia prima usata, dalle tecniche o dal design, oggi il mestiere d’arte ha un significato completamente nuovo: è una forma d’espressione artistica che si materializza in oggetti di uso quotidiano nell’arredamento, nell’abbigliamento, negli accessori di moda e unisce la scelta della materia, l’uso di tecniche raffinate, l’unicità del prodotto e la sua caratterizzazione estetica.

Non è immediatamente comprensibile e accettabile questo cambiamento per l’opinione pubblica, anche per quella più sofisticata: si tratta di un’evoluzione dell’artigianato che potremmo definire antropologica, ma è più difficile trasmettere la necessità di questa evoluzione alla vecchia generazione di artigiani che ancora operano legati a una visione anacronistica del mestiere. Per introdurre questi nuovi concetti è necessaria un’azione di comunicazione e promozione congiuntamente con lo sviluppo di un dibattito culturale non facile da sostenere anche per ragioni pratiche, come quelle delle risorse economiche da reperire per le azioni necessarie. La soluzione sta comunque nella creazione di una nuova generazione di artisti–artigiani, o forse meglio di artigiani-artisti che siano preparati culturalmente ad affrontare questa scommessa del nuovo millennio. Diviene così fondamentale la formazione, che in un settore come questo ha aspetti assai peculiari dovendo unire una solida preparazione culturale con la capacità del «saper fare», utilizzando strumenti e tecniche nuove che garantiscano la qualità e l’unicità del prodotto ma che permettano anche di migliorare le performance economiche, che sono naturalmente la base perché questa attività rappresenti la scelta lavorativa dei giovani. Non sembra che la recente riforma della scuola abbia effettuato una riflessione approfondita su questo tema, che può sembrare di nicchia ma che invece riunisce elementi di novità culturale in un momento in cui i paradigmi su cui si è basato lo sviluppo degli ultimi cento anni sembrano in profonda crisi. La scuola pubblica e le sue strutture non sono attrezzate per questa rivoluzione culturale e spesso anche gli istituti privati, a causa anche di vincoli di carattere economico, non sono in grado di sviluppare appieno i necessari programmi. Peraltro una concezione del mestiere artigianale come di un’attività declassante o di «serie B» relega la formazione in quella galassia di attività gestite dagli enti locali che sia per i tempi, sia per le modalità con cui sono organizzati i corsi (molto scarsa se non del tutto assente la pratica manuale del mestiere) non sono in grado di creare queste nuove figure. Un problema a parte è rappresentato dall’Università, che sarebbe il luogo di elezione per lo sviluppo di nuove idee ma dove purtroppo è dominante una visione dell’arte che risale alla distinzione vasariana cinquecentesca in arti maggiori (pittura, scultura e architettura, uniche a rappresentare la dignità intellettuale) e arti minori, che si caratterizzerebbero solo per il contenuto manuale.

Questa visione fa sì che si releghi il settore artigianale nel limbo di quelle materie complementari che poco spazio hanno nell’indirizzare gli studenti e l’opinione pubblica. Cosa possiamo fare? Si tratta di creare un movimento che sensibilizzi le organizzazioni di categoria, anch’esse poco concentrate sul settore che in termini numerici, quindi elettorali, è di scarsa rilevanza; informare stampa e media di largo accesso perché parlino di questo patrimonio che nasce dalla nostra storia e che oggi deve essere letto in modo nuovo; portare il problema all’attenzione del Parlamento europeo e della Commissione, in quanto parte rilevante del patrimonio culturale nelle sue espressioni nazionali, regionali e locali. Nel rispetto della storia e per le nuove generazioni, continueremo a battere la strada intrapresa da più di dieci anni.

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