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Totale: 9 risultati.

Bottega Fagnola

via Orvieto 19 Torino - Torino
Luciano Fagnola è un Maestro rilegatore e restauratore di fama internazionale. Nel 1981 ha rilevato la Bottega Rocchetti dove lavorava, attiva dal 1955 nel centro storico di Torino. Grazie alle sue competenze e intuizioni ne ha ampliato l'attività, includendo nella produzione la cartotecnica, la legatoria artistica e di design, il restauro e la conservazione. Oggi la Bottega è in grado di soddisfare una gran varietà di richieste ed è un punto di riferimento per notai, fotografi, agenzie di comunicazione, bibliografi, biblioteche, musei e archivi. Per la qualità e la raffinatezza dei suoi prodotti Bottega Fagnola è apprezzata da appassionati e professionisti da tutto il mondo. Nel corso della sua carriera, Luciano Fagnola ha ricevuto premi e riconoscimenti, ha partecipato a numerose mostre e ha collaborato con artisti di livello internazionale. Inoltre, insieme alla figlia Paola, svolge da anni attività di promozione, divulgazione e formazione professionale con istituzioni e associazioni culturali.

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ZombieBike

Via Sant’Ambrogio,12 Bosisio Parini - Lecco
ZombieBike è una realtà tutta dedicata alle due ruote, nata in Brianza nel 2014. Fabio, alias Mr. ZombieBike, ha lavorato per anni nel mondo delle moto, ma ora la sua passione e la sua professione sono le biciclette. Ha iniziato a recuperare vecchie bici abbandonate nelle cantine, nelle discariche o nei cortili e a decorarle. Oggi offre un servizio completo in grado di soddisfare le esigenze più particolari. Ruote, manubrio, freni, selle, telaio, colori e finiture: tutto viene progettato nel dettaglio e modificato su richiesta del cliente, personalizzando mezzi in buone condizioni o mettendo a nuovo quelli vecchi. Ogni ZombieBike è un pezzo unico e originale, che porta con sé storie di grandi pedalate e rispecchia la personalità di chi la possiede, come un abito su misura.

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Moleria Locchi

Via burchiello, 10 Firenze - Firenze
La Moleria Locchi di Firenze restaura e lavora oggetti in cristallo dalla fine del XIX secolo. Il lavoro viene svolto con antiche mole, grazie a tecniche tradizionali continuamente affinate da un'attenta ricerca. La produzione è personalizzabile con incisioni su misura e comprende servizi di bicchieri, oggetti per la decorazione di interni e una raccolta unica di articoli da collezione, come boccette da profumo, bottiglie modello russo, il famoso vaso Medici e la copia di una coppia nuziale ottocentesca. Antiquari, designer e appassionati si recano nel laboratorio per riportare alle condizioni originali oggetti di qualsiasi periodo e stile, talvolta affidandosi all'eccellente esperienza di questi artigiani per la ricostruzione totale delle opere più delicate. L'azienda ha clienti in tutto il mondo: dalla Francia agli Stati Uniti, fino al Giappone.

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Lucia Tarantola

via Rovereto 6 Milano - Milano
Lucia Tarantola si è diplomata nel 1987 presso l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, specializzandosi nel restauro di opere d'arte su carta. Ha avviato la sua attività nel 1988 e ha aperto due studi, uno a Milano e uno a Verona, dove si occupa del restauro di opere antiche e moderne realizzate in varie tecniche: grafite, carboncino, inchiostri, tempere, oli, collage o incisione. Con competenza e attenzione, è in grado di dare nuovo splendore a documenti, mappe antiche, manifesti e opere orientali. Inoltre, restaura opere tridimensionali come mappamondi, modellini architettonici, ventagli, bambole in carta pesta e tanti altri oggetti e giocattoli in materiali simili. Oltre ai servizi di restauro, esegue consulenze sul valore e sullo stato di conservazione delle opere e svolge piani di manutenzione su misura. Nel corso della sua carriera, Lucia Tarantola ha instaurato numerose collaborazioni con enti pubblici e privati e ha sempre continuato ad aggiornare le sue competenze e conoscenze tecniche su interventi, materiali e attrezzature, anche confrontandosi con esperti colleghi e collaboratori.

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Restauro del nuovo

Negli ultimi decenni è diventato «di gran moda» avvicinarsi all’arte contemporanea, un’appassionante avventura che assomiglia a un Grand tour moderno intrapreso in un mondo globale, affollato, poliedrico e a volte contraddittorio; direttori di musei, curatori, galleristi, collezionisti, artisti, responsabili delle case d’aste non hanno più ruoli precisi ma li scambiano, le professioni si fondono e i loro confini divengono sempre più sfumati. La produzione artistica dei nostri giorni si differenzia in modo sostanziale da quella del passato non solo per la moltitudine dei materiali utilizzati ma, soprattutto, per aver aperto la via a nuove forme di collezionismo, a nuove figure professionali, a diversi rapporti tra gli operatori del settore, a differenti approcci etici e a nuove modalità conservative. L’opera d’arte contemporanea è spesso realizzata per contesti del tutto diversi da quelli museali, con lo scopo di sollecitare nuovi spunti di riflessione, mettere in crisi certezze consolidate, imponendoci di meditare sul concetto di effimero in netta contrapposizione con l’arte antica pensata per essere conservata e tramandata nel tempo. La rottura con il passato avviene dalle Avanguardie artistiche in poi: gli artisti utilizzano nuove forme espressive per rappresentare la realtà storica e tecnologica. Per mettere in atto questo cambiamento si rivolgono a materiali presenti nella vita quotidiana, utilizzando una copiosa varietà di elementi non tradizionali assemblati spesso in modo ardito: contenitori di plastica, lampadine, cemento, sacchi della spazzatura, ma anche materiali di natura organica (sangue, letame, pelli animali ecc.). L’intento dell’artista non è più rivolto, come in passato, alla scelta di materiali costitutivi durevoli, bensì al concetto che vuole trasmettere e che a volte si traduce proprio nell’implosione dell’opera stessa. Il rinnovamento totale del concetto di opera, la sperimentazione di nuove materie e tecniche, l’introduzione della dimensione dinamica e spazio-temporale, portano alla necessità di sviluppare un differente approccio al restauro; nasce così una nuova figura di restauratore, o meglio conservatore, che si pone nei confronti dell’opera con un approccio multiforme e interlocutorio.

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Laura Menegotto

Via Santa Maria Fulcorina, 20 Milano - Milano
Laura Menegotto è una restauratrice di dipinti su tela, tavola, rame e opere policrome. Apre il suo laboratorio a Milano nel 1997 all’interno della suggestiva corte settecentesca di palazzo Fagnani Ronzoni, dopo corsi, diversi anni di bottega e cantieri di restauro. Qui svolge con passione e rigore interventi conservativi ed estetici che sono eseguiti su opere antiche, moderne e contemporanee con approcci specifici a seconda delle tecniche artistiche e su misura. Particolare attenzione viene posta alle nuove metodologie e materiali come, per esempio, l’utilizzo di vernici a basso peso molecolare e colori per il restauro a ridotta alterabilità. Il laboratorio si avvale di attrezzature moderne e innovative, che permettono di ricercare il miglior risultato apportando il minimo intervento. Si occupa prevalentemente di restauro per clientela privata (antiquari, collezionisti, artisti, gallerie d’arte) e su beni tutelati dalla Soprintendenza. L’amore per quest'arte, i frequenti corsi di aggiornamento, la rete di colleghi e artisti, sono un'inesauribile occasione di confronto e stimolo alla sua professione.

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Pia Virgilio

Via Santa Maria Fulcorina, 20 Milano - Milano
Pia Virgilio è una restauratrice di opere ceramiche specializzata nel restauro conservativo ed estetico di terracotta, maiolica, porcellana, biscuit, gres e metallo smaltato. Nata in Sicilia, si forma a Faenza frequentando lo storico Istituto G.Ballardini, laboratori illustri, corsi e seminari di aggiornamento in storia dell’arte e storia della ceramica europea. In questi anni si interessa in maniera particolare alla maiolica rinascimentale italiana, per poi approdare negli anni successivi alle produzioni settecentesche europee in maiolica e porcellana. Inoltre, il suo laboratorio da anni è specializzato nel restauro di opere ceramiche di autori del Novecento (Lucio Fontana, Fausto Melotti, Giò Ponti, Baj, Crippa, Dorazio, Fiume, Leoncillo, Malevic, Valentini, Zauli e molti altri). Nel suo studio esegue restauri mimetici con sistemi all’avanguardia, tecniche non distruttive, materiali reversibili e con interventi totalmente invisibili anche sotto la lampada di wood. Pia Virgilio ha un’ampia clientela privata (collezionisti, antiquari, case d’asta e gallerie d’arte) ma esegue anche importanti lavori pubblici per Enti, Fondazioni e Musei, come il FAI, la Fondazione Fausto Melotti e la Soprintendenza.

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Isabella Villafranca Soissons

Via Piranesi, 10 Milano - Milano
Isabella Villafranca Soissons, laureata al Politecnico di Torino in Restauro architettonico e diplomata Restauratore a Firenze, è Direttore del Dipartimento di Conservazione e Restauro di Open Care, azienda di servizi integrati per l’arte nata nel 2003, con sede a Milano presso lo storico complesso dei Frigoriferi Milanesi. Insegna in vari master, accademie e corsi di aggiornamento per università ed enti formativi; partecipa in qualità di relatrice a conferenze e convegni dedicati alla conservazione in Italia e all’estero. È vicepresidente del comitato scientifico per i corsi “La plastica nell’Arte e per l’Arte” della Fondazione Plart di Napoli. Il Dipartimento di Conservazione e Restauro di Open Care – Servizi per l’Arte presieduto da Isabella Villafranca Soissons, comprende cinque laboratori specializzati nella manutenzione ordinaria, straordinaria e nel restauro di dipinti, affreschi, opere d’arte antica, moderna e contemporanea, arredi lignei, arazzi, tessili antichi e tappeti, supportati da un laboratorio di diagnostica. Il Dipartimento si occupa di collezioni private oltre che istituzionali di banche, musei e fondazioni.

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L'emozionante ricerca della regola del talento

Il talento è al tempo stesso la misura di un peso, che inclina la bilancia spostando più in basso il piatto sul quale poggia, e, per metafora, qualsiasi cosa (il denaro innanzitutto) definisca la supremazia di una parte sull’altra. Una misura, dunque, che diventa un valore non appena si lasciano perdere le scale numerarie per inseguirne altre di diversa natura. Il talento e il valore sono così trasmigrati dal solido terreno della quantità a quell’altro impalpabile dell’etica o dell’estetica, coinvolgendo le pulsioni del desiderio, la forza dell’ambizione. Eppure, quantitativo o qualitativo, sul talento si fondano graduatorie anche meritocratiche, capaci di attribuire valore all’invenzione, di segnalare l’estro di quell’esercizio del fare che è il fondamento di ogni produzione dell’artigiano, che si affida alle proprie mani, e poi alle macchine, purché a gestirle sia lui, con l’ingegno e le emozioni. All’artigianato appartengono tutti i mestieri cancellati dalla macchina industriale, capace di sostituire il lavoro dell’uomo con una produzione seriale sempre eguale al prototipo: il moderno si è imposto celebrando il trionfo della copia. Se si disegnasse tra gli assi cartesiani il procedere della modernità, su quello verticale misurando la competenza come sull’altro il consenso, la curva che ne uscirebbe precipiterebbe verso il basso per correre diritta, parallela all’ascissa. Quel che conta nella modernità non è la qualità, oggetto di un’opinione fondata sul metodo comparativo, ma la quantità, niente affatto opinabile perché misurata secondo una scala numeraria. Il numero (di copie, di voti, di spettatori) è il nuovo dio del moderno, che detta legge, distribuisce meriti, decreta ascese e tracolli senza discussioni. Così la decadenza dell’artigianato coincide con il moderno che l’ha vinta, e al contrario il suo riapparire conferma che la modernizzazione è finita e un tempo nuovo è cominciato davvero, successivo al moderno, che del moderno deve imparare a fare a meno, senza comunque tornare indietro, perché agli uomini non è consentito. Tornare all’artigianato dopo la sua cancellazione nella modernità non può essere la restaurazione di un mondo scomparso, ha un senso ben diverso e più ricco, nel segno opposto del rinnovamento della tradizione nel tempo della discontinuità. Si ricomincia dalle mani e si vuole sfuggire al calco, immettendo dove è possibile e merita un segno personale, che restituisca il piacere della sorpresa, la gioia della meraviglia. Nell’artigianato si ripropone il ruolo dell’abilità e della perizia, la forza dell’esperienza; c’è forte il primato dell’individuo, lo stupore dell’aura, il mistero del bello, la felicità della competizione, il furore del confronto; c’è, insomma, l’addio al moderno, ai suoi poco umani valori, e l’inizio di una nuova straordinaria avventura verso una meta sconosciuta e per questo non meno inquietante. Non saper far niente non è più l’aristocratica insegna dell’intellettuale moderno, ma il marchio di una sudditanza patita, di una servitù che dura, di una libertà non riconquistata. Dopo la modernità, dunque, resta questo tormento di Sisifo, che è, emozionante e irrinunciabile, la ricerca della «regola del talento». Tratto da La regola del talento. Mestieri d’arte e Scuole italiane di eccellenza, Marsilio Editori, marzo 2014 Photo credit: Dario Garofalo

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