Johann Rupert e Franco Cologni hanno dato vita alla Michelangelo Foundation, istituzione privata non profit, che mira ad avvicinare nuovi talenti all’artigianato.
Jennifer Righetti

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Chi sa disegnare possiede un grande tesoro, diceva il sommo Michelangelo. E basterebbe ammirare il soffitto della Cappella Sistina per apprezzare appieno la portata di questa considerazione apparentemente elementare. Ma la maestria del leggendario artista italiano è andata ben oltre il disegno e la pittura: Michelangelo è stato scultore, architetto, poeta, e ha perfino studiato la rimozione e il trasporto dei pesanti blocchi di marmo necessari alla sua attività, dalla cava al suo laboratorio. Michelangelo incarna quindi la perfetta sintesi di fantasia e creatività, unite alle rigorose esigenze dell’arte del fare. Una sintesi che dopo la Rivoluzione industriale è divenuta sempre più rara, e che è stata via via sostituita da una progressiva specializzazione e frammentazione del lavoro. Questa perdita dell’ideale unità tra arte e mestiere, saper creare e saper fare ha in molti casi nuociuto all’intelligenza della mano: l’avvento della riproduzione in serie, la perdita progressiva di valore associato ai mestieri d’arte ha posto fortemente in crisi diverse attività artigianali d’eccellenza, profilandone in alcuni casi l’estinzione. Il ruolo del maestro artigiano, un tempo molto apprezzato, nel corso degli ultimi 50 anni è stato infatti minacciato dalla globalizzazione, dalla rivoluzione digitale e dai progressi tecnologici. La svalorizzazione di quello che produciamo con le mani ha creato un divario tra chi «pensa» alle cose, ovvero le progetta, e chi le fa.

Questa difficile e delicata situazione ha attirato l’attenzione del businessman sudafricano Johann Rupert e dell’imprenditore, scrittore e mecenate italiano Franco Cologni. Insieme, i due (legati da un’amicizia di lunga data) hanno deciso di ridare valore alla creatività e all’alto artigianato, creando la Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship: un’istituzione privata non-profit basata a Ginevra, che mira a colmare questo divario, ad avvicinare nuovi talenti alle professioni del fare, a stabilire il vero valore della competenza artigiana e a ispirare la nascita di nuove creazioni che riflettano la domanda e il gusto contemporanei.
Un nuovo umanesimo
«Stiamo vivendo un forte cambiamento», spiega Johann Rupert. «L’avvento dell’era digitale rischia di eclissare le più preziose capacità dell’uomo, mettendo in crisi secoli di cultura e di know-how. La nostra Fondazione si propone di intervenire per sanare alcuni di questi effetti, e di assicurarsi che questo prezioso patrimonio non vada perduto per sempre». La Michelangelo Foundation incoraggerà e faciliterà un vivace dialogo tra i mondi dell’artigianato e del design, auspicando un movimento culturale di eccellenza: come dice Franco Cologni, «il tempo è maturo per la nascita di un umanesimo artigianale. La nostra Fondazione coinvolgerà gli attori chiave del settore allo scopo di creare una rete per stimolare e sostenere questo movimento».

Secondo la visione dei fondatori, la Michelangelo Foundation concepisce l’artigianato di eccellenza come la testimonianza vivente delle infinite potenzialità dell’uomo e della sua capacità di creare oggetti di una bellezza senza tempo, che riflettono anche un significato culturale. Mira anche a rafforzare il ruolo del maestro artigiano nel contesto economico, e a migliorarne la percezione tra i giovani e le generazioni future. «Con la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte abbiamo lavorato in Italia per due decenni per creare un movimento che riconosca e incoraggi il lavoro dei maestri artigiani e dia ai giovani la possibilità di entrare in questo mondo della cultura e della bellezza», spiega Franco Cologni. «Con la Michelangelo Foundation, questo impegno si allargherà a livello internazionale, con un focus iniziale sull’Europa».
Un nuovo umanesimo
In Europa la cultura dell’alto artigianato è profondamente radicata, e rappresenta un vantaggio competitivo di straordinaria importanza nel contesto economico globale: la nuova Fondazione promuoverà dunque la cultura dei mestieri d’arte, dando visibilità ai maestri e aiutandoli a contattare possibili clienti e appassionati. «Se consideriamo gli oggetti che ci sono cari, la cui bellezza non teme lo scorrere del tempo, ci rendiamo conto di quanto sia importante supportare le condizioni per la loro creazione e promuovere coloro che dedicano la propria vita a realizzarli», dice Barbara Geary Truan, segretario generale della Fondazione. «La Michelangelo Foundation for Creativity and Craftmanship è basata su questa visione a lungo termine, e fungerà da catalizzatore per garantire al saper fare artigianale un futuro radioso».


Foto di Tomas Bertelsen e Susanna Pozzoli (traduzione dall’originale inglese di Francesco Rossetti)
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