Nel Quartiere delle Ceramiche di Grottaglie, in provincia di Taranto, la bottega ceramica di Antonio Fasano è attiva dal 2003, quando Antonio, cresciuto nel laboratorio del padre, il ceramista Gaetano Fasano, ha aperto il proprio spazio insieme a Tonino Zoppo.

La bottega è un ecosistema, una foresta di creature intrecciate a labirinto: un catalogo naturale di oggetti mostrati e nascosti, da scoprire nel proprio peregrinare, come piante che si disvelano o fiori che si colgono. È anche un microviaggio, un luogo in cui entrare senza sapere dove si arriverà: ogni porta può condurre a un altro spazio, ogni cassetto custodire una possibilità, ogni manufatto contenere una piccola storia. Qui la ceramica non è soltanto materia trasformata: è memoria che prende forma, un frammento di biografia cristallizzato nel tempo e nel colore.

Tutto nasce dagli elementi. La terra è l’humus da cui germoglia l’universo della bottega, l’acqua la rende docile alle mani, l’aria fa respirare le opere. E poi il fuoco, forza antica e definitiva: la fornace accoglie le creature ancora fragili e le restituisce al mondo mutate e compiute. È in questo incontro che l’artigiano esercita il suo mestiere: persuadere la materia senza dominarla, ascoltarne le resistenze, accettare l’imprevisto, tra rigore e anarchia, tradizione e libertà.

La ceramica diventa così un linguaggio fatto di forme, smalti, segni, imperfezioni e accostamenti inattesi, capace di tenere insieme la quotidianità di una tazza e l’esuberanza di un oggetto nato per generare meraviglia.

E dentro questo universo ci sono le persone. Antonio dà il nome alla bottega e ne custodisce lo spirito: quello di un ragazzino che avrebbe voluto fare l’artigiano, vivere il laboratorio come una prima casa, trasformare il lavoro delle mani in una forma di vita. Accanto a lui, Ciro attraversa la materia con uno sguardo tutto suo: vasi dalle forme inattese, volti disseminati sulle superfici, colori che sembrano nascere dall’istinto. Tonino apre invece la bottega come una mappa segreta, mostrando percorsi, stanze, esperimenti e tracce di una ricerca che continua da decenni.

La bottega è anche un luogo aperto. C’è chi osserva, chi compra, chi crea; chi entra per curiosità e finisce per fermarsi, chi si mette alla prova e lascia nel forno un piccolo pezzo di sé. Qui i confini tra chi fa e chi guarda diventano più sottili: la bottega lascia entrare il mondo, e le sue opere ne portano fuori un frammento. Un luogo da attraversare più che da comprendere, dove la terra continua a diventare mondo attraverso le mani.

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