Scuole Mestieri d’Arte

Formare e sostenere una nuova generazione di maestri d’arte, per proteggere e tramandare il grande patrimonio italiano di cultura, di bellezza e di saper fare, è una necessità sempre più vitale per il sistema economico e produttivo del nostro Paese. Per questo la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte ha deciso di rinnovare il suo impegno nella promozione dell’artigianato artistico tra i giovani, realizzando un nuovo sito di orientamento verso le scuole italiane dei mestieri d’arte: www.scuolemestieridarte.it.

Stefano Bertoli

Stefano Bertoli è il vincitore della terza edizione del concorso Artigiano del Cuore. Giovane maestro liutaio specializzato nella costruzione e riparazione di strumenti ad arco, insegna restauro alla Civica Scuola di Liuteria del Comune di Milano e ha il suo laboratorio a Milano, in Via Pellegrino Rossi 5.

Complimenti per la vittoria! Come hai vissuto il concorso Artigiano del Cuore?
Grazie per i complimenti come prima risposta. Ho vissuto questa esperienza come una possibilità di farmi conoscere ma anche come un’occasione per “guardarmi dall’esterno” e valutare la mia immagine professionale in funzione di una crescita come artigiano liutaio.
È stato molto emozionante e mi sono sentito sostenuto da amici, clienti e da una buona parte del mio quartiere.

Come hai vissuto invece il periodo di quarantena? Come ne ha risentito la tua attività professionale?
Il periodo di quarantena è stato molto faticoso perché il nostro lavoro non è fatto solo della costruzione o riparazione di strumenti ma richiede molto tempo per la gestione, sistemazione, progettazione di nuovi strumenti o lavori, e anche per la pulizia!
Non poterci andare fisicamente ci ha tolto tempo prezioso, ma stare a casa mi ha dato la possibilità di pensare a qualche idea che vorrei sviluppare.

“La Grande Bellezza – The Dream Factory” di Starhotels

Nasce la prima edizione del Premio “La Grande Bellezza – The Dream Factory”, voluto da Starhotels e portato avanti in collaborazione con Fondazione Cologni, Associazione OMA-Osservatorio dei Mestieri d’Arte e Gruppo Editoriale.
Nell’ambito delle diverse azioni messe in campo dal progetto – che prevede la realizzazione di linee di prodotto a marchio Starhotels, commesse agli artigiani, eventi, mostre, incontri, laboratori e tirocini, Starhotels bandisce un concorso biennale tematico, aperto agli artigiani operanti sul territorio italiano.

Una speciale giuria composta da nomi molto autorevoli e presieduta da Starhotels individuerà le 10 opere finaliste e il vincitore, che riceverà un premio in denaro di 10.000 euro.
Il tema della 1° edizione è “Una fonte di luce”. Gli artigiani sono invitati a presentare entro il 15 aprile opere legate in vario modo, anche non letterale, al tema affascinante dell’illuminazione: lampade di ogni tipologia, ma anche candelieri, candele, specchi e specchiere, vetri, oggetti, complementi d’arredo che emanino o riflettano la luce.
Le opere devono essere di libera creazione, contemporanee, originali. Qualunque tecnica e materiale sono ammessi, purché la lavorazione sia rigorosamente o in massima parte manuale, secondo i criteri e le modalità dell’eccellenza artigiana.

La cerimonia di premiazione si svolgerà il 1 ottobre 2020 a Venezia, nell’ambito dell’evento internazionale Homo Faber: crafting a more human future. Lo scenario sarà tra i più suggestivi: lo squero della Fondazione Cini.
Allo stesso tempo le opere finaliste saranno esposte allo Splendid Venice – Starhotels Collezione, una delle icone di stile del Gruppo situato nel cuore di Venezia, in un’area centrale e silenziosa tra Rialto e San Marco.



Una giuria d’eccezione per riconoscere la bellezza
Il premio si avvale di una giuria d’eccezione, formata da esponenti del mondo della cultura, dell’arte, delle arti applicate, della moda e del design, presieduta da Elisabetta Fabri, Presidente e AD di Starhotels, che ha fortemente voluto e promosso il progetto “La Grande Bellezza – the Dream Factory”.
Madrina del premio è Cinzia TH Torrini, nota regista e sceneggiatrice fiorentina nota in ambito internazionale che è reduce del successo di “Pezzi unici”, in onda su RAI 1 e ambientata proprio nel mondo dell’artigianato fiorentino.

Compongono la giuria:

Personalità
Stefano Boeri. Architetto e urbanista, ordinario presso il Politecnico di Milano, direttore di riviste internazionali, è titolare dello Studio Boeri Architetti, con sede a Milano e Shanghai, dove dirige il Future City Lab della Tongji University. Il suo lavoro, più volte premiato a livello internazionale, è caratterizzato dalla speciale attenzione al rapporto fra città e natura e al concetto di biodiversità. È Presidente della Fondazione La Triennale di Milano.

Barnaba Fornasetti. Figlio di Piero Fornasetti, celebre fondatore dell’omonimo marchio di design Made in Italy tra le principali aziende dell’alto artigianato italiano, nota in tutto il mondo per il suo stile decorativo inconfondibile. Barnaba Fornasetti porta avanti con grande visione e talento il prezioso heritage familiare, decretando il successo internazionale dell’azienda.

Marva Griffin Wilshire. Fondatrice e curatrice già dalla prima edizione nel 1998 del SaloneSatellite, iniziativa del Salone Internazionale del Mobile trampolino di lancio internazionale per giovani creativi, Università e Scuole di Design di tutto il mondo. Oltre al ruolo in SaloneSatellite, Marva Griffin Wilshire è la Direttrice della stampa internazionale del Salone del Mobile. Considerata una vera Musa nel mondo del design, nel 2014 ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro alla Carriera.

Ugo La Pietra. Architetto e designer, intellettuale radical e ricercatore instancabile nella grande area dell’urbanistica, delle arti applicate e della ricerca visiva, animatore di eventi culturali. Figura di riferimento, in Italia e non solo, per l’alto artigianato, di cui è da sempre grande promotore in tutte le principali aree artigiane del Paese. Vince nel 1979 il Compasso d’oro, nel 2016 quello alla Carriera.

Livia Peraldo Matton. Architetto e giornalista, è Art Director prima del mensile Casaviva, poi nel 1990 di Elle Decor Italia di cui, nel ruolo di Direttore Artistico, definisce l’immagine, per diventarne nel 2001 Direttore Responsabile. Dal 2012 a oggi ne ha guidato l’evoluzione da magazine cartaceo a piattaforma multimediale, sviluppando anche diversi progetti di comunicazione.

Ippolita Rostagno. Già designer di gioielli, è la fondatrice di Artemest, oggi il più importante e autorevole network online di aziende artigianali di alta gamma, rappresentando a livello internazionale una straordinaria vetrina del più autentico saper fare italiano. Il sito raccoglie circa 230 designer e imprese artigianali, distribuendo più di 5.000 prodotti in circa 60 Paesi nel mondo.

Partner
Alberto Cavalli. Direttore Generale della Fondazione Cologni, è giornalista e autore di varie pubblicazioni dedicate all’alto artigianato. È Executive Director di Michelangelo Foundation e curatore della grande esposizione internazionale biennale “Homo Faber: Crafting a more human future”.

Maria Pilar Lebole. Da anni impegnata sul terreno dell’alto artigianato, coordina l’attività dell’Associazione OMA – Osservatorio dei Mestieri d’Arte per Fondazione CR Firenze, curandone le numerose iniziative culturali e divulgative, tra cui mostre, premi, bandi, tirocini formativi, collane editoriali.

Matteo Parigi Bini. È fondatore e titolare di Gruppo Editoriale, casa editrice specializzata nella pubblicazione di riviste internazionali legate alle città italiane di maggior interesse turistico. Si dedica anche al mondo dell’alto artigianato attraverso volumi, guide e il portale italia-sumisura.it

Sara Ricciardi. Una delle più talentuose e poliedriche designer della nuova generazione, progetta prodotti per importanti aziende, gallerie, performance, interni e installazioni. È stata scelta come Art Director del progetto “La Grande Bellezza”, per la produzione di pezzi a marchio Starhotels, realizzati con alcuni dei migliori artigiani italiani.

#LaGrandeBellezzabyStarhotels

Iscrizioni entro il 15 Aprile 2020.
Regolamento e modalità di partecipazione su: www.starhotels.com

 

 

Vittorio Bruno e BAM-Bottega Artigiana Metalli

Vittorio Bruno, vincitore del premio MAM 2016, è una figura peculiare, in grado di coniugare sapientemente la tradizione artigiana ereditata dal padre con l’innovazione contemporanea del design, della progettazione d’interni e dello studio della luce. Lavora con il padre e suo fratello a Nuoro nella bottega di famiglia, BAM Design, dando vita a progetti modernissimi nei quali si rispecchia l’amore per la manualità e l’apertura alla cultura del progetto.

Cos’è BAM e come nasce questo progetto?
Ho fondato BAM-Bottega Artigiana Metalli insieme a mio fratello e a mio padre, che ha portato avanti così il lavoro iniziato da suo nonno nell’Ottocento. Siamo specializzati da sempre nella lavorazione dei metalli (come l’acciaio, il ferro, il rame e l’ottone), ma il metallo non è solo un elemento strutturale: viene rivisitato e riscoperto nei suoi aspetti materici e tattili.

BAM è fatta da designer che si sporcano le mani e da artigiani che le mani le fanno pensare. È un progetto innovativo di artigianato contemporaneo, che sfugge alle tradizionali definizioni riferite all’arte, all’artigianato e al design.
Negli anni BAM si è aperta alla contaminazione con altri materiali, che ne rappresentano comunque l’identità e ne condividono il linguaggio: legno e sughero, ceramica, tessuti, fibre, pelletteria, vetro. Si è instaurato così un dialogo aperto con altri progettisti, artisti e artigiani del nostro territorio sardo.

E tu come ti definiresti?
Mi sento designer e artigiano.
Ho un bellissimo rapporto con il mio territorio. Qui è un posto fantastico, amo la nostra natura con i suoi monti, il mare, e tutto ciò che ci vive e ne fa parte. Amo la nostra cultura e le nostre tradizioni, i nostri vestiti, la nostra lingua, la nostra musica e il nostro cibo.

C’è artigianato, e artigianato

Grazie alle tante esperienze di ricerca, di progetto e di animazione all’interno dei vari territori italiani che ho attraversato rintracciando l’artigianato artistico, ho potuto constatare le profonde differenze culturali, produttive e d’impresa che condizionano questo settore, un tempo ignorato e disprezzato, oggi di gran moda. Proverò di seguito a fare un’analisi dei vari tipi di artigianato artistico diffusi sul territorio italiano sottolineando alcune distinzioni.

Serena Dominijanni

La strada per diventare un maestro d’arte è lunga e richiede grandi sacrifici, ma in due è senz’altro più semplice! Lo sa bene Serena Dominijanni, che da qualche anno ha aperto con suo marito una legatoria artistica a Roma e, ad aprile 2019, ha trionfato alla seconda edizione del concorso Artigiano del Cuore, nella categoria Percorsi d’eccellenza.

Complimenti per la vittoria! Come hai vissuto il concorso Artigiano del Cuore?
È stato al contempo appassionante e divertente. Mi ha dato modo di riflettere sulle motivazioni che mi hanno spinto a intraprendere questo mestiere e di condividerle. Inoltre, è stata un’ottima possibilità di ricontattare tanti clienti e amici del laboratorio che in questi anni ci hanno conosciuto e che con piacere ci hanno supportato. Infine, grazie al concorso, ho potuto conoscere le storie degli altri restauratori e artigiani in gara, traendo ispirazione da alcuni di loro e ovviamente esprimendo anch’io le mie preferenze.

Qual è stata la tua formazione e che valore ha avuto l’esperienza con Fondazione Cologni, nel progetto “Una Scuola, un Lavoro”?
Nel 2011 ho conseguito la Laurea specialistica in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma Tor Vergata, con una tesi in “Teoria e storia del restauro”. Le ricerche nelle biblioteche e negli archivi mi hanno avvicinato sempre di più al mondo librario, spingendomi a tentare il concorso presso l’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario. Ho iniziato così questo secondo percorso di studi, conclusosi nel 2015. Il progetto “Una Scuola, un Lavoro” mi ha dato poi la possibilità di rimanere altri sei mesi all’interno dell’Istituto, approfondendo ricerche che avevo iniziato con la tesi, partecipando a convegni e contribuendo a nuovi interventi di restauro.

Bruna Mariani

Bruna Mariani è la vincitrice della seconda edizione del concorso Artigiano del Cuore, nella categoria Conservare la bellezza. Restauratrice specializzata in opere di oreficeria e glittica, è una professionista riconosciuta a livello internazionale e apprezzata da tutti per la sua personalità.

Complimenti per la vittoria! Come hai vissuto il concorso Artigiano del Cuore?
Ho condiviso l’emozione del concorso con la mia famiglia, con gli amici più stretti e con i colleghi di lavoro… Ma la cosa incredibile è che, grazie ai social network, ho ricevuto grande sostegno e affetto anche dagli abitanti del mio paese di nascita! Sono felice che così tante persone abbiano voluto supportarmi, chi mi conosce sa quanta passione metto nel mio lavoro e quanti sacrifici faccio per portarlo avanti.

Hai iniziato nel mondo del restauro quasi vent’anni fa. Cosa ti ha portato su questa strada e perché hai scelto di specializzarti proprio nell’oreficeria?
Vent’anni fa non si parlava di crisi, quindi si aveva il privilegio di fare delle scelte per pura passione, senza pensare “ma poi troverò lavoro?”. Quindi ho semplicemente seguito la mia passione, conseguendo il Diploma di Restauratore di Beni Culturali nel 2003, presso la Scuola di Restauro di Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La specializzazione nel restauro dell’oreficeria è stata guidata da un interesse innato per i metalli, per le tecniche di lavorazione antiche e per gli ori degli Etruschi, di cui è particolarmente ricca la mia terra, la Toscana.

Carlotta Corduas

Napoletana, solare e determinata: Carlotta Corduas è una delle due vincitrici del concorso Artigiano del Cuore 2019, nella categoria Percorsi d’eccellenza. Tra passione e sacrificio, tra ambizioni e mille difficoltà, ci ha raccontato cosa vuol dire inseguire il sogno di diventare una grande professionista del restauro.

Complimenti per la vittoria! Come hai vissuto il concorso Artigiano del Cuore?
Partecipare al concorso è stato molto emozionante: ho avuto modo di percepire l’affetto e il sostegno delle persone che credono in me e in quel che faccio, per tutto questo sono davvero grata. Credo di essere riuscita a trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo. Chi conosce bene la mia storia sa che affronto anche dei sacrifici, ma con la mia energia posso superare qualsiasi difficoltà!

Qual è stata la tua formazione e perché hai scelto di diventare una restauratrice?
Il mio percorso di formazione è stato abbastanza tortuoso. A Napoli ho studiato per due anni Architettura, per poi laurearmi in Conservazione dei Beni Culturali, indirizzo storico-artistico. Non sazia degli studi teorici, sentivo il bisogno di sviluppare la mia manualità e le competenze tecniche in questo settore, avevo il desiderio di contribuire in modo più profondo e diretto alla conservazione di preziosi manufatti. Così ho deciso di trasferirmi a Firenze per studiare restauro, specializzandomi in manufatti policromi su supporto ligneo e tessile. Una magnifica esperienza che mi ha permesso di realizzarmi professionalmente e di apprendere sul campo, dando il mio contributo nel restauro di opere a Firenze, Torino e Milano.

Restauro e conservazione: le sfide del contemporaneo

Isabella Villafranca Soissons è una delle massime esperte di restauro di opere contemporanee a livello internazionale. Direttore del Dipartimento di Conservazione e Restauro di Open Care, azienda italiana leader in Europa nella conservazione, gestione e valorizzazione di beni artistici, insegna presso prestigiose università ed è relatrice per importanti conferenze e convegni in Italia e all’estero. Nel 2015 ha pubblicato con Fondazione Cologni il volume “In opera”, una panoramica d’eccezione che racconta l’esperienza di quanti producono, curano, espongono, tutelano e collezionano arte contemporanea.

Quali sono gli aspetti artigianali presenti nel mestiere del restauratore?
Due sono gli aspetti artigianali presenti nel mestiere del restauratore.
Il primo relativo alla non serialità dell’intervento: ogni restauro è da considerarsi un unicum che ogni volta richiede la messa a punto di un progetto specifico. Inoltre, il progetto iniziale – a volte – necessita di ripensamenti in corso d’opera in quanto i materiali possono rispondere all’intervento in modo diverso da quanto ipotizzato inizialmente. Ciò può verificarsi anche nel caso siano state condotte analisi chimiche e fisiche propedeutiche al restauro.
Oltre all’aspetto di unicità è da tenere in considerazione l’abilità manuale e la perizia dei restauratori, oggigiorno supportate da sofisticate attrezzature e strumentazioni il più delle volte mutuate da ambiti diversi come quello chirurgico e medicale.

Sandro Barbera & Figli

La bottega Sandro Barbera & Figli ha vinto la prima edizione del concorso Artigiano del Cuore, per la categoria Vestirsi e Ornarsi.
Abbiamo conosciuto Andrea Barbera, che oggi porta avanti l’azienda insieme a suo fratello Stefano: una realtà solida e all’avanguardia, con una grande tradizione di famiglia. Tutti a Biella conoscono e amano le loro scarpe, vendute in tutto il mondo.

Complimenti per la vittoria! Come avete vissuto il concorso Artigiano del Cuore?
Grazie (è proprio il caso di dirlo) di cuore, da parte di tutta la mia famiglia! Abbiamo vissuto il concorso con tanto entusiasmo, altrettanta emozione e anche, lo ammettiamo, agitazione: è stata la realizzazione di un sogno! La nostra è stata una vittoria di squadra, merito dei nostri genitori e di tutte le persone che in questi anni ci hanno dimostrato il loro affetto, la loro fiducia e un grande apprezzamento per i nostri prodotti.

Quando è nata la vostra azienda? Cosa ha significato per te crescere in bottega?
La nostra è un’azienda familiare nata esattamente 50 anni fa, dalle competenze dei miei genitori nel settore calzaturiero e dalla loro passione per il fatto a mano italiano. Il “saper fare” che ancora oggi caratterizza e contraddistingue il Biellese era ben radicato in loro, come adesso lo è in me e in mio fratello Stefano. Seguire le loro orme è stata una naturale conseguenza dell’essere cresciuti in bottega. Per noi è sempre stata un posto magico, dove poter creare con le proprie mani, giocare insieme, conoscere nuove persone e leggere l’espressione di meraviglia negli occhi dei clienti. Devo molto ai miei genitori, in particolare a mio padre. Sono stati in grado di trasmettere a noi figli la passione e i segreti del mestiere, attraverso un vero e proprio apprendistato nell’azienda di famiglia.
Una parte fondamentale della nostra formazione è arrivata anche dal confronto con i maestri calzolai che spesso venivano a trovarci in laboratorio: attraverso lo scambio di conoscenze ci offrivano un’importante occasione di crescita.